Makeit Land sul campo: intervista a Rita Bellati di Faccio e Disfo

Cari makers! Solo oggi siamo finalmente riuscite, Giulia ed io, a sederci ad un tavolo nella ridente Roma e riprendere finalmente le redini del nostro mondo creativo. In questo mese siamo state sottoposte a incredibili stimoli e siamo cariche al massimo per tutto quello che verrà.

Ma questo lo racconteremo meglio fra qualche giorno.

Oggi pubblichiamo l’intervista ad una artista e una mamma di grande talento. Lei è Rita Bellati di Faccio e Disfo, famosa in rete per le sue My#selfie originali e costumizzate in base alle richieste.

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Qui a Makeit Land non vediamo l’ora di farcele fare, io personalmente ne vorrei una bon ton anni ’50 e forse anche una ispirata a Maria Callas, ma non so… me ne vengono in mente almeno altre tre.

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Facciamo così, per ora godetevi l’intervista!

Tre parole che descrivono il tuo lavoro, e tre parole per descrivere te stessa.

Il mio lavoro: colorato, caotico, frenetico    Io: nevrotica, compulsiva, esploratrice.

Raccontaci come hai iniziato.

Ho iniziato facendo delle scarpine per la mia bimba quando ancora era in pancia… quando è nata non gliene andava bene neanche una! Ora sono le scarpine delle sue bambole.

Qual è stata la soddisfazione più grande che hai avuto in Faccio e Disfo?

Posso dirne tre? Prima di tutto mettere in moto la creatività e la manualità delle persone. Usare le nostre mani è davvero gratificante, spero con il tempo di incoraggiare sempre più persone a mettersi in gioco. Lo dico sempre: la creatività si educa, ognuno deve solo trovare la sua strada.

La seconda soddisfazione è vedere che quello che faccio piace ai creativi che io per prima ammiro, e da ultima (ma come si dice non meno importante) le relazioni che nascono online e crescono offline. Attraverso Faccio e Disfo posso dire di aver trovato carissime amiche di cui non posso più fare a meno.

Ho letto che da piccola avevi già la passione per i materiali che ti ha trasmesso tuo papà. Quanto pensi sia importante avere fin da piccoli un approccio alla manualità?

Io non so quanto sia importante avere un approccio alla manualità fin da piccoli, so solo che io non smetterò di ringraziare i miei genitori per avermi educato a fare il possibile perché la vita non sia lamentela per quello che non si ha, ma gratitudine per quello che c’è e che si può fare con le proprie mani. Più che la passione per i materiali sono sempre stata profondamente curiosa. Mio papà mi ha sempre chiamata “fugnin” che in dialetto milanese vuol dire ficcanaso. Ho sempre frugato nei suoi cassetti pieni di oggetti interessanti e di piccoli marchingegni (ricordo perfettamente quello in cui custodiva dei minerali bellissimi!), l’ho sempre osservato con ammirazione mentre trafficava nel box con trapano e seghetto o mentre si inventava l’ennesima strategia per creare spazio nel nostro appartamento di 75 metri quadri affollato da 7 persone di varia statura. Ricordo ancora con affetto i pomeriggi in cui mia mamma, per sedare liti fraterne, ci metteva a dividere i bottoni per dimensione e colore. Quanta creatività ci vuole per tirare su 5 figli felici e uniti e non smettere di volersi bene?

Nel blog dici di essere rinata con la nascita della tua bimba? Raccontaci.

Sono rimasta incinta di Leti poco dopo il matrimonio, ma ho avuto un distacco della placenta che mi ha costretta a letto per un mese circa. Il contratto di lavoro era in scadenza e per quanto la maternità anticipata fosse certamente una manna dal cielo, ho iniziato ad avere moltissimo tempo libero da passare in modo “statico”. Ringrazio i libri di mia mamma e la connessione internet perché è da lì che mi sono infilata nel meraviglioso mondo dei blog americani: c’era gente che creava oggetti bellissimi, piccoli angoli di paradiso, stupendi giochi con materiali di riciclo… e lo raccontava su questi “siti web” (ancora la parola blog era un po’ fumosa). Così ho iniziato a studiarmi tutorial, a raccogliere link su un file word (perché santo Pinterest ancora non esisteva) e quando mi sono rimessa in piedi mi sono buttata, ho comprato la mia prima pistola di colla a caldo e ho fatto amicizia con il feltro. Da lì in poi è stato tutto una scoperta, del mondo e di me stessa, ho capito cosa mi piaceva e cosa no, cosa sapevo fare e cosa mi riusciva malissimo, ho capito che il mio temperamento acido e poco paziente con i miei figli poteva essere “domato” grazie alla mia creatività. Leti è stata la mia chiave d’accesso per conoscere di più me stessa e per volermi più bene.

Tutte noi adoriamo le tue My#selfie. Come ti è venuta l’idea?

L’idea di creare personaggi con le mollette svedesi non è assolutamente mia. Ci sono moltissimi blog americani che usano queste clothespin per fare attività manuali con i bambini. Io circa un anno fa ho provato a divertirmi facendole diventare “persone” e me ne sono innamorata. Quello che però rende le My#selfie uniche (e per ora posso dire di non aver ancora visto nulla di simile sul web) è il fatto che siano interamente personalizzate su richiesta dell’acquirente. L’idea della customizzazione è nata perché volevo fare un regalo speciale a due web-amiche (appunto). Sapevo che avevano apprezzato il mio primo tentativo ma volevo fare qualcosa che fosse proprio per loro. Così è nata la primissima My#selfie-custom (che è al collo di Valentina aka Riciclattoli) e la primissima My#selfie-Piccolo Principe (al collo di Silvia aka Mammabook). Il loro successo è stato inaspettato e così ho iniziato a lavorare su richiesta e le richieste continuano. Ho riflettuto su questo “successo” e nel mio piccolo, ho capito che quello che continua ad accomunarci è il profondo desiderio di dire “Io, sono io, irriducibilmente io!”. Ora ho qualche ambizioso progetto per il futuro, ma per ora è solo una bozza a matita su un’agenda vecchia.

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Ultimamente si fa molta più attenzione al recupero e ai materiali eco sostenibili e c’è molta più cura per gli oggetti di valore. Senti anche tu che qualcosa sta cambiando nella mentalità delle persone ?

Secondo me c’è molta attenzione a non sprecare ciò che si ha o che inevitabilmente entra in casa nostra sotto forma di contenitore, sacchetto, scatola, cartone… e io trovo che questa tendenza sia profondamente stimolante dal punto di vista della creatività. Quello che sinceramente non sopporto molto è “il riciclo tanto per riciclare” perché spesso ci si rimette dal punto di vista della bellezza. La bellezza dev’essere irrinunciabile ed è quello che sta alla base dell’upcycling, ovvero il riuso di un materiale o di un oggetto restituendogli nuova vita, e la vita vera non è mai brutta. Secondo me abbiamo ancora molta strada da fare da questo punto di vista.

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Hai modo ogni tanto di confrontarti anche con qualche collega blogger che come te ha creato un piccolo universo creativo? Se sì è nata mai qualche collaborazione ?

Sono felice di dire che ci sono legami che nel tempo si stanno consolidando, ci sono blog a cui sono affezionata e con cui si lavora molto anche dietro le quinte, si chiedono consigli, si condividono progetti, si creano piccole iniziative. Trovo che la condivisione sia estremamente stimolante, è nuova linfa creativa.

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Qualche volta organizzi dei piccoli workshop?

Al momento ho una vita talmente incasinata tra asili, pappe, lavoro, shop e blog che non sono ancora riuscita a combinare nulla, ma mi piacerebbe moltissimo mettermi alla prova perché misurarsi con la manualità degli altri è profondamente istruttivo.

Hai qualche piccola mania, ossessione o qualche piccola abitudine interessante da raccontarci?

Non credo di avere le forze per ossessioni e manie , la mia creatività compulsiva si prende tutto lo spazio libero della mia bellissima vita.

Grazie mille

Grazie a voi!! Io sono una vostra accanita fan!

elisa

 

 

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