Intervista a Band Loch!

Band Loch è un progetto indipendente che già da qualche tempo ha catturato la nostra attenzione. Il loro manifesto? Unire, ispirare, informare e intrattenere una crescente comunità di persone che condividono le stesse passioni: DIY, handmade e naturalmente craft!

Un progetto decisamente in linea con lo spirito di Makeit Land, che  promuove creatività e collaborazione, crea connessioni tra gli artigiani e gli appassionati del settore ed organizza eventi a dir poco unici. Per questo abbiamo deciso di fare qualche domanda a Raffaella e Veronica, founders di Band Loch.

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Siete pronti? Si parte!

Prima di tutto complimenti per il vostro meraviglioso progetto! Il team di Makeit Land non vede l’ora di partecipare al vostro prossimo evento :)
Raffaella, so che anche prima di Band Loch avevi una forte passione per il crafting, e ancora oggi crei sotto lo pseudonimo di HMM (HandMadeMafia). Veronica, invece, sei anche founder di Milk tooth’s rain, graphic designer e appassionata di uncinetto. Vi va di raccontarci il vostro percorso e in che modo avete deciso di dar vita a Band Loch?

Essendo sorelle il nostro percorso è stato per lo più comune. Siamo sempre state delle persone curiose e creative: prima dell’avvento di internet già compravamo, principalmente magazine indipendenti americani o inglesi, per corrispondenza o tramite amiche che vivevano all’estero o durante i nostri viaggi (all’epoca rari, non esistevano certo i low cost).
Poi è arrivato il web e reperire informazioni è diventato più semplice, così abbiamo scoperto un mondo di persone che realizzavano oggetti incredibili. Che, per esempio, lavorare all’uncinetto – cosa che Veronica aveva imparato da bambina – non significava solamente centrini da tavola, ma anche qualcosa di moderno, interessante e colorato.

In quale misura la vostra esperienza nel mondo del crafting ha influenzato il vostro progetto?

Direi al 100%, senza non esisterebbe probabilmente. Sentivamo la necessità di avere uno spazio fisico per poter mostrare agli altri cosa eravamo in grado di fare, ma anche le nostre scoperte su quello che altri erano in grado di fare. Sentivamo inoltre la necessità di avere uno spazio di confronto con chi avesse le nostre stesse passioni.

Come definireste, in tre parole, la mission e lo spirito di Band Loch?

Condivisione (di luoghi e interessi), rispetto (per la creatività), originalità (è il nostro fine, sempre).

Leggo che Veronica ha vissuto a Berlino. Che aria si respira all’estero? I concetti di DIY e handmade in Italia sono in continua espansione, e ultimamente è evidente il ritorno alla manualità e al riciclo creativo. Come promuovere e comunicare al meglio questi valori senza passare inosservati nel così vasto panorama del crafting italiano?

Durante la mia permanenza ho avuto modo di partecipare a diversi mercatini ed eventi legati al craft, pensiamo al guerrilla knitting o a delle serate al bar con le amiche con un bicchiere di vino nella mano sinistra e l’uncinetto nella destra. Berlino sicuramente è al centro di un contesto orientato verso il mondo del DIY perché ospita la sede di DaWanda come un ufficio Etsy (il secondo aperto in Europa), ma anche e soprattutto perché è una città povera in cui l’iniziativa personale viene molto valorizzata: ci sono cooperative in cui ti spiegano come assemblare o riparare la tua bicicletta, ci sono diversi FabLab con stampanti 3D a disposizione di chi ne ha bisogno. Credo che il modo migliore per comunicare il crafting italiano in Italia sia mostrando che craft non significa vecchio, ma anzi tutt’altro, significa moderno! Non si tratta più di fare leva sul Made in Italy – quello lasciamolo alle aziende – significa far vedere che c’è della genialità creativa anche negli oggetti più semplici.

Il Band Loch Markt più che un mercato è un vero e proprio ‘raduno creativo dell’autoproduzione’, come lo definite sul vostro sito. In cosa vi differenziate dagli altri mercati tradizionali e quali sono i vostri punti di forza?

La differenza principale è, oramai lo saprete tutti, che è un evento esclusivamente pensato per l’handmade, solo creazioni artigianali. I nostri punti forti sono sicuramente la grande qualità, originalità e creatività dei prodotti che vi si possono trovare.

Come selezionate gli espositori e quali prodotti hanno più successo?

La selezione risente, ovviamente, in primo luogo dell nostro gusto personale, poi un ruolo importante, visto anche il gran numero di richieste, lo gioca l’unicità dei manufatti, per esempio ci colpiscono le tecniche innovative o poco conosciute. Molto importante è anche la presentazione, spesso infatti ci da già l’idea di che tipo di espositore potremo avere. I prodotti che hanno successo sono generalmente l’abbigliamento e la gioielleria… il nostro pubblico è principalmente femminile del resto.

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Da poco si è tenuta la settima edizione del Band Loch Markt, a Bergamo, ed è stata un successo. Quando venite a trovarci a Milano? :P A quando la prossima edizione?

Ci farebbe molto piacere essere vostre ospiti a Milano, chi lo sa magari come partecipanti ad uno dei vostri workshop. La prossima edizione si terrà a dicembre, quale momento migliore per un “mercatino” se non prima di Natale?

Organizzate anche labs creativi e workshops?

Sì, ne abbiamo fatti in passato e quest’anno riprendiamo ad organizzarli. Il filo conduttore del ciclo d’incontri creativi, questa volta, sarà la cultura giapponese. Vi possiamo già anticipare le prime date che saranno il 18 ottobre Lab di Kokedama con Irene Cuzzaniti e il 15 novembre Lab di Amigurumi con Ylenia Tagliafraschi.

Leggo che Veronica ama comprare handmade online (naturalmente non sei sola!). Navigando sul web si scoprono vere e proprie chicche, quanto è importante per un artigiano / crafter avere il proprio spazio online in cui presentare i propri lavori?

Sì, io adoro comprare online! È una dipendenza, anche perché quando arriva il pacco a casa si ha l’impressione che sia il proprio compleanno. Avere uno spazio online è molto importante se si vuole essere visibili per il mondo, nell’epoca della globalizzazione soprattutto, ma è anche importante poter instaurare un rapporto con il proprio pubblico faccia-a-faccia.

Nell’era delle accademie digitali, delle grandi tecnologie e dell’arte in pixel, quanto è importante riportare all’attenzione delle persone la magia del fatto a mano?

Noi in realtà crediamo che le due cose possano e debbano convivere. Il rilancio dell’handmade, dell’artigianalità, della creatività sta già avvenendo, anche in Italia, grazie anche alle nuove tecnologie. L’importante è non farsi schiacciare da questo strumento, ma sfruttarlo a nostro vantaggio.

Cosa non manca mai sulla vostra scrivania?

Raffaella: calendario e tazza di tea.
Veronica: pennarelli e carta.

Cosa consigliate a tutti i giovani crafters per promuovere il proprio lavoro al meglio?

Curate la vostra immagine, belle fotografie, buona comunicazione, packaging studiato. Ove possibile unite alla presenza online anche la presenza ad eventi fisici, ciò vi darà un immediato riscontro sul vostro lavoro e la possibilità di confrontarvi direttamente con il pubblico per capire cosa funziona e cosa invece no.

Ringraziamo Raffaella e Veronica per il loro tempo e vi invitiamo, se ancora non conoscete Band Loch, a visitare il loro nuovo sito web! Ci vediamo al prossimo Band Loch Market!

Makeit Land sul campo: intervista a Rita Bellati di Faccio e Disfo

Cari makers! Solo oggi siamo finalmente riuscite, Giulia ed io, a sederci ad un tavolo nella ridente Roma e riprendere finalmente le redini del nostro mondo creativo. In questo mese siamo state sottoposte a incredibili stimoli e siamo cariche al massimo per tutto quello che verrà.

Ma questo lo racconteremo meglio fra qualche giorno.

Oggi pubblichiamo l’intervista ad una artista e una mamma di grande talento. Lei è Rita Bellati di Faccio e Disfo, famosa in rete per le sue My#selfie originali e costumizzate in base alle richieste.

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Qui a Makeit Land non vediamo l’ora di farcele fare, io personalmente ne vorrei una bon ton anni ’50 e forse anche una ispirata a Maria Callas, ma non so… me ne vengono in mente almeno altre tre.

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Facciamo così, per ora godetevi l’intervista!

Tre parole che descrivono il tuo lavoro, e tre parole per descrivere te stessa.

Il mio lavoro: colorato, caotico, frenetico    Io: nevrotica, compulsiva, esploratrice.

Raccontaci come hai iniziato.

Ho iniziato facendo delle scarpine per la mia bimba quando ancora era in pancia… quando è nata non gliene andava bene neanche una! Ora sono le scarpine delle sue bambole.

Qual è stata la soddisfazione più grande che hai avuto in Faccio e Disfo?

Posso dirne tre? Prima di tutto mettere in moto la creatività e la manualità delle persone. Usare le nostre mani è davvero gratificante, spero con il tempo di incoraggiare sempre più persone a mettersi in gioco. Lo dico sempre: la creatività si educa, ognuno deve solo trovare la sua strada.

La seconda soddisfazione è vedere che quello che faccio piace ai creativi che io per prima ammiro, e da ultima (ma come si dice non meno importante) le relazioni che nascono online e crescono offline. Attraverso Faccio e Disfo posso dire di aver trovato carissime amiche di cui non posso più fare a meno.

Ho letto che da piccola avevi già la passione per i materiali che ti ha trasmesso tuo papà. Quanto pensi sia importante avere fin da piccoli un approccio alla manualità?

Io non so quanto sia importante avere un approccio alla manualità fin da piccoli, so solo che io non smetterò di ringraziare i miei genitori per avermi educato a fare il possibile perché la vita non sia lamentela per quello che non si ha, ma gratitudine per quello che c’è e che si può fare con le proprie mani. Più che la passione per i materiali sono sempre stata profondamente curiosa. Mio papà mi ha sempre chiamata “fugnin” che in dialetto milanese vuol dire ficcanaso. Ho sempre frugato nei suoi cassetti pieni di oggetti interessanti e di piccoli marchingegni (ricordo perfettamente quello in cui custodiva dei minerali bellissimi!), l’ho sempre osservato con ammirazione mentre trafficava nel box con trapano e seghetto o mentre si inventava l’ennesima strategia per creare spazio nel nostro appartamento di 75 metri quadri affollato da 7 persone di varia statura. Ricordo ancora con affetto i pomeriggi in cui mia mamma, per sedare liti fraterne, ci metteva a dividere i bottoni per dimensione e colore. Quanta creatività ci vuole per tirare su 5 figli felici e uniti e non smettere di volersi bene?

Nel blog dici di essere rinata con la nascita della tua bimba? Raccontaci.

Sono rimasta incinta di Leti poco dopo il matrimonio, ma ho avuto un distacco della placenta che mi ha costretta a letto per un mese circa. Il contratto di lavoro era in scadenza e per quanto la maternità anticipata fosse certamente una manna dal cielo, ho iniziato ad avere moltissimo tempo libero da passare in modo “statico”. Ringrazio i libri di mia mamma e la connessione internet perché è da lì che mi sono infilata nel meraviglioso mondo dei blog americani: c’era gente che creava oggetti bellissimi, piccoli angoli di paradiso, stupendi giochi con materiali di riciclo… e lo raccontava su questi “siti web” (ancora la parola blog era un po’ fumosa). Così ho iniziato a studiarmi tutorial, a raccogliere link su un file word (perché santo Pinterest ancora non esisteva) e quando mi sono rimessa in piedi mi sono buttata, ho comprato la mia prima pistola di colla a caldo e ho fatto amicizia con il feltro. Da lì in poi è stato tutto una scoperta, del mondo e di me stessa, ho capito cosa mi piaceva e cosa no, cosa sapevo fare e cosa mi riusciva malissimo, ho capito che il mio temperamento acido e poco paziente con i miei figli poteva essere “domato” grazie alla mia creatività. Leti è stata la mia chiave d’accesso per conoscere di più me stessa e per volermi più bene.

Tutte noi adoriamo le tue My#selfie. Come ti è venuta l’idea?

L’idea di creare personaggi con le mollette svedesi non è assolutamente mia. Ci sono moltissimi blog americani che usano queste clothespin per fare attività manuali con i bambini. Io circa un anno fa ho provato a divertirmi facendole diventare “persone” e me ne sono innamorata. Quello che però rende le My#selfie uniche (e per ora posso dire di non aver ancora visto nulla di simile sul web) è il fatto che siano interamente personalizzate su richiesta dell’acquirente. L’idea della customizzazione è nata perché volevo fare un regalo speciale a due web-amiche (appunto). Sapevo che avevano apprezzato il mio primo tentativo ma volevo fare qualcosa che fosse proprio per loro. Così è nata la primissima My#selfie-custom (che è al collo di Valentina aka Riciclattoli) e la primissima My#selfie-Piccolo Principe (al collo di Silvia aka Mammabook). Il loro successo è stato inaspettato e così ho iniziato a lavorare su richiesta e le richieste continuano. Ho riflettuto su questo “successo” e nel mio piccolo, ho capito che quello che continua ad accomunarci è il profondo desiderio di dire “Io, sono io, irriducibilmente io!”. Ora ho qualche ambizioso progetto per il futuro, ma per ora è solo una bozza a matita su un’agenda vecchia.

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Ultimamente si fa molta più attenzione al recupero e ai materiali eco sostenibili e c’è molta più cura per gli oggetti di valore. Senti anche tu che qualcosa sta cambiando nella mentalità delle persone ?

Secondo me c’è molta attenzione a non sprecare ciò che si ha o che inevitabilmente entra in casa nostra sotto forma di contenitore, sacchetto, scatola, cartone… e io trovo che questa tendenza sia profondamente stimolante dal punto di vista della creatività. Quello che sinceramente non sopporto molto è “il riciclo tanto per riciclare” perché spesso ci si rimette dal punto di vista della bellezza. La bellezza dev’essere irrinunciabile ed è quello che sta alla base dell’upcycling, ovvero il riuso di un materiale o di un oggetto restituendogli nuova vita, e la vita vera non è mai brutta. Secondo me abbiamo ancora molta strada da fare da questo punto di vista.

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Hai modo ogni tanto di confrontarti anche con qualche collega blogger che come te ha creato un piccolo universo creativo? Se sì è nata mai qualche collaborazione ?

Sono felice di dire che ci sono legami che nel tempo si stanno consolidando, ci sono blog a cui sono affezionata e con cui si lavora molto anche dietro le quinte, si chiedono consigli, si condividono progetti, si creano piccole iniziative. Trovo che la condivisione sia estremamente stimolante, è nuova linfa creativa.

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Qualche volta organizzi dei piccoli workshop?

Al momento ho una vita talmente incasinata tra asili, pappe, lavoro, shop e blog che non sono ancora riuscita a combinare nulla, ma mi piacerebbe moltissimo mettermi alla prova perché misurarsi con la manualità degli altri è profondamente istruttivo.

Hai qualche piccola mania, ossessione o qualche piccola abitudine interessante da raccontarci?

Non credo di avere le forze per ossessioni e manie , la mia creatività compulsiva si prende tutto lo spazio libero della mia bellissima vita.

Grazie mille

Grazie a voi!! Io sono una vostra accanita fan!

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“I drink things, I draw coffee” – Intervistiamo Irene Dose!

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Sono a Roma per qualche giorno e negli ultimi mesi mi sposto spesso per lavoro.
Da quanto è cominciata la nostra avventura qui a Makeit Land siamo tutti in fermento, alla costante ricerca di talenti creativi da contagiare con il nostro ottimismo e da coinvolgere nel nostro progetto. La verità è che sono proprio loro, i nostri makers, a contagiare noi con le loro personalità, idee e soprattutto con le loro storie.

La mia prima ricerca mi porta a scoprire Irene, illustratrice e graphic designer freelance dai capelli rosso Ariel (meravigliosi!).

La nostra è come una chiacchierata tra amiche, difficilmente renderebbe con un post strutturato a botta e risposta.

La prima cosa che le chiedo, non posso farne a meno, è come si è avvicinata al mondo dell’illustrazione, e in che modo ha reso il suo universo una piccola scatola magica piena di colori e tratti a mano.

Mi racconta che già da piccola desiderava dipingere. Oggi si definisce una ‘wanderer’ e una ‘travelling artist’, uno spirito creativo alla continua ricerca di spunti.

“Lo spostamento aiuta il mio processo creativo” mi racconta. Perché ogni tanto capita quel fastidioso blocco e per sbloccarsi non c’è niente di meglio che un viaggio, una nuova tratta, la scoperta di un angolo ancora sconosciuto. Staccare dalla scrivania spesso e volentieri è un ottimo rimedio, anche quando ti addormenti e ti risvegli al capolinea.

Irene ha frequentato l’istituto d’arte ed ha poi deciso di proseguire i suoi studi iscrivendosi alla Scuola Internazionale di Grafica di Venezia.
Ha lavorato per quasi due anni come graphic designer al Circolo Etnoblog di Trieste, con cui ancora collabora, e ha poi deciso di intraprendere definitivamente la strada dell’illustrazione.

Da quando lavora come freelance ha sviluppato uno stile unico ed originale, del quale noi di Makeit Land ci siamo subito innamorati.

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I suoi coloratissimi disegni viaggiano liberi nello spazio, su quaderni, fogli di carta, skateboard e muri.

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Personaggi e linee che non possono semplicemente sostare sul suo quaderno, perché come lei: sempre alla ricerca di nuovi spazi.

Lavorare freelance ha tanti lati positivi, ad esempio il pigiama (questo punto lo condivido pienamente!), ma ogni tanto la solitudine ha la meglio, e quale modo migliore per combatterla se non quello di spostarsi, conoscere altri creativi e portare avanti progetti collettivi?

Irene ha quindi deciso di lanciare una call to action per tutti i suoi followers (e non solo!), dando vita ad una fanzine. Il progetto nasce sul suo blog, per conoscere nuove persone e, perché no, per divertirsi a creare qualcosa di inaspettato, frutto di tante mani e stili. Il tema è l’insonnia, e potete partecipare seguendo le indicazioni che trovate qui.

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Irene si definisce quasi ‘ossessionata’ dai social, mezzo indispensabile per promuovere il proprio lavoro ma anche e soprattutto per fare rete. La trovate su Etsy con i suoi splendidi prodotti, sul suo blog, che lei definisce terapeutico e naturalmente su Facebook, Twitter e Tumblr.

Prima di salutare Irene le chiedo se c’è qualche curiosa abitudine nella sua vita da illustratrice. Sorride e indica un rotolo Epson chilometrico appeso al muro. Non l’avevo notato! Adora pianificare e gestire le scadenze lavorative su carta, ma racconta di non avere un solo planning, e di avere una dipendenza da to-do list.

Ringrazio Irene per il suo prezioso tempo, mi saluta con un elegante inchino e un ‘madame’ e mi ricordo di quanto sia meraviglioso poter conoscere persone come lei, che trasmettono passione e colore anche solo a salutarle.

Date un’occhiata al suo splendido lavoro e non dimenticate di partecipare alla realizzazione della sua fanzine!

Se siete curiosi di conoscere i nostri amici makers, continuate a seguirci, siamo solo all’inizio!

Giulia